COME SALVARSI DAL SOVRAINDEBITAMENTO – LA LEGGE ANTISUICIDIO NR. 3/2012

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Anche se entrata in vigore da poco più di un anno falegge 3 2012 ritorniamo a porre l’attenzione sulla legge nr 3. del 2012 detta anche legge salva – suicidi in quanto è una legge che restituisce una speranza ai normali cittadini per potersi rimettere in regola e salvarsi dal sovra indebitamento. Ci siamo abituati ormai che in Italia l’iter burocratico è molto lungo ed anche se questa legge è del 2012 quando il paese era sotto la direzione del governo tecnico con a capo Mario Monti è entrata in vigore solo nel gennaio 2015, con ben 3 anni di ritardo e con poca informazione verso i cittadini i quali ne sono venuti a conoscenza di tale legge con diverso tempo in ritardo.

Questa legge viene varata per dare la possibilità di liberarsi dai troppi debiti al singolo cittadino ed ai soggetti che non possono dichiarare il fallimento come ad esempio piccoli imprenditori, artigiani, professionisti, start up innovativa ecc. E’ inutile ricordare che nel periodo pre-crisi le banche e le istituti di credito hanno concesso crediti e finanziamenti senza analizzare a fondo le reali capacità delle persone per poter pagare i debiti. In più con l’aggiunta della crisi tantissime persone o piccoli imprenditori si sono trovati in gravi situazioni economiche che non permettevano più al soggetto di onorare il debito. Con la legge 3/2012 ora, non solo le aziende si possono salvare dal sovraindebitamento, ma anche i cittadini che hanno delle cartelle esattoriali oppure debiti con banche che non possono più pagare. Si possono salvare attraverso la presentazione di un “piano di uscita” al tribunale di riferimento, elaborato sulle reali possibilità economiche del cittadino per poter cancellare definitivamente il proprio debito.

L’ITER DEL PROCEDIMENTO DI ESDEBITAZIONE

Il procedimento di esdebitazione viene avviato dall’interessato rivolgendosi ad un soggetto o ente autorizzato (tra questi sono: commercialisti, avvocati, notai, studi associati ecc) il quale presenta un piano del consumatore insolvente o una liquidazione del patrimonio al Giudice del Tribunale competente. Il Giudice  dopo aver fatto le valutazioni dovute emette il decreto di esdebitazione, questo dipenderà anche dalla disponibilità e collaborazione del soggetto debitore.

Il consumatore ha a disposizione 3 tipologie di procedure per poter rimediare la sua situazione debitoria:

  • Accordo con i creditori per la ristrutturazione dei debiti: Questa procedura consiste nella presentazione di un piano di ristrutturazione del debito ai creditori. E’ una procedura che può essere utilizzata sia dai singoli cittadini che dai professionisti, piccoli imprenditori ecc. Nella prima fase, attraverso la figura professionale autorizzata, il debitore presenta al tribunale di zona una proposta di ristrutturazione del debito con lista dei creditori, somma dovuta e piano di rimborso del debito basato sui redditi reali del debitore. Il giudice sottopone tale proposta alla valutazione di tutti i creditori e per essere approvata necessita il consenso del 60% di loro.
  • Piano del consumatore: Questa procedura può essere applicata solo dai semplici cittadini che abbiano contratto debiti per un importo superiore alle loro reali possibilità di rimborso. In questo caso non viene richiesto il parere dei creditori ma è il giudice che prende la decisione se il piano sarà accolto o meno basandosi sulla verifica fatta dall’organismo di composizione della crisi. In ogni caso la proposta fatta deve essere superiore all’importo che i creditori sarebbero riusciti a prendere attraverso la liquidazione del patrimonio.
  • Liquidazione del patrimonio: E’ una procedura meno conveniente dalle altre e si può applicare sia dai cittadini singoli che dai piccoli imprenditori, professionisti, ecc. In questo caso il debitore deve mettere a disposizione per la liquidazione tutti i propri beni e crediti per poter cancellare i debiti e quindi ottenere l’esdebitazione.

PERCHÉ I CREDITORI ACCETTANO I PIANI DI RIENTRO

I creditori, tra i quali possiamo annoverare Banche, Equitalia e Fornitori vari, di solito sono propensi ad accettare i piani di rientro del proprio credito secondo le modalità proposte dal giudice. Lo spieghiamo tramite un semplice esempio: un cittadino che ha contratto un mutuo di 150 mila euro per difficoltà economica sopraggiunta non può più pagare il debito. Alla banca conviene di più recuperare parte del credito anziché pignorare un immobile e vendere a prezzi bassissimi alle aste, Equitalia nell’impossibilità di pignorare prima casa in questo modo ha la possibilità di recuperare almeno parte del suo credito e per i fornitori la legge 3 del 2012 ha previsto agevolazioni fiscali in quanto riceveranno dal debitore importo minore rispetto a quanto pattuito.

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Un commento su “COME SALVARSI DAL SOVRAINDEBITAMENTO – LA LEGGE ANTISUICIDIO NR. 3/2012”

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  1. […] e piccoli imprenditori di salvarsi dal sovraindebitamento di cui ne abbiamo parlato nell’ articolo precedente, un’altra azione è l’approvazione del decreto legge 83/2015 cd. anti credit […]

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